Bere per dimenticare

Uno dei ricordi che le torna ancora in sogno, e che scaccia a furia di tazze di alcool, caffè e manciate di sigarette risale a poco dopo la morte di Ben. Lo stress lavorativo ed emotivo era talmente alto che già i suoi poteri risentivano della lunga durata della guerra. Da lì a poco Magnus avrebbe scatenato la sua potente macchina, ma questa l'avrebbe già trovata priva di poteri.

Han, il suo segretario coreano, l'aveva accompagnata a prendere la macchina all'uscita della redazione. La teneva d'occhio di più, ne intuiva l'esaurimento nervoso. E fu il primo ad accorgersi della presenza. La maschera all'ombra delle colonne del parcheggio aspettava proprio loro.

Non ricorda molto del tragitto in macchina. Han con una pistola puntata alla tempia che guidava, lei sul sedile del passeggero che cercava di convincere il vigilantes che non c'era proprio bisogno di fare così.
Non ricorda il tragitto, non ricorda la maschera, non ricorda neanche cosa più fece Han.
Ricorda solo che è stata l'ultima volta che ha usato i poteri prima della fine della guerra.
Ricorda che le sue mani erano imbrattate del sangue di Lincoln.
Ricorda che dopo qualcuno li ha accompagnati a casa. La sua casa.

Ricorda le urla di Lincoln per il dolore prima, e per la rabbia poi. Perchè non le dovevano permettere di intervenire.
Chi poi non le avrebbe mai dovuto permettere di intervenire non l'ha mai chiesto. O se lo sapeva se l'è dimenticato.

Ricorda di non aver mai avuto tanto paura.
E di come, quando si è tolta le bende e le ha tolte anche a lui, gli abbia tirato dietro ogni cosa di ceramica che ci fosse in casa.

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